Ai confini dell'impero il Pd scopre che a D'Alema non c'è alternativa

Nelle periferie dell’impero del Partito democratico, l’idea di pensare a Massimo D’Alema come successore perfetto al trono veltroniano non sembra essere affatto un’ipotesi così lontana dalla realtà. A Napoli – così come capita un po’ a Bari, un po’ a Palermo e un po’ a Reggio – l’ipotesi di promuovere una rapida successione all’attuale segreteria del Pd non è un tabù come poteva esserlo qualche tempo fa. Leggi Così D’Alema si prepara a dire “sì” quando il Pd lo acclamerà segretario
17 OTT 08
Ultimo aggiornamento: 19:49 | 7 AGO 20
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Nelle periferie dell’impero del Partito democratico, l’idea di pensare a Massimo D’Alema come successore perfetto al trono veltroniano non sembra essere affatto un’ipotesi così lontana dalla realtà. A Napoli – così come capita un po’ a Bari, un po’ a Palermo e un po’ a Reggio – l’ipotesi di promuovere una rapida successione all’attuale segreteria del Pd non è un tabù come poteva esserlo qualche tempo fa. Le voci più maliziose parlano di un Pd precipitato tra il 26 e il 28 per cento – “non per un problema di investimento sul progetto ma per una questione di consenso politico”, spiega Maurizio Pessato, amministratore delegato della Swg, – e così è comprensibile che di fronte agli ultimi sondaggi arrivati alla sede del partito non ci sia voglia di rendere la situazione più difficile di quella che è. Qualcuno che parla però c’è.
Il senatore Nicola Latorre, interpellato dal Foglio, dice che è un errore credere che D’Alema possa pensare di candidarsi alla guida del partito: “Non c’è nulla di vero in questa storia”, dice Latorre, “il tema non esiste. Non è all’ordine del giorno”.
Ma per comprendere da dove arriva quell’impulso che potrebbe spingere la candidatura del presidente di Italianieuropei basta fare un salto fuori dal Raccordo anulare e scambiare qualche parola con alcuni dirigenti del Pd. Per esempio quelli napoletani.
Dice al Foglio il senatore democratico Riccardo Villari: “La musica è cambiata: dalla Sicilia alla Campania i nostri elettori, che avvertono la necessità di ricalibrare la posizione politica del partito, riconoscono a D’Alema un’affidabilità che altri non hanno.Sembra che il piano B del nostro partito sia proprio lui, e posso garantire che questo fenomeno è ancora più visibile nelle periferie più remote del Pd. D’Alema oggi dà un messaggio positivo, tranquillizante. In una città come Napoli, per esempio, Red è vista come l’ultima ciambella di salvataggio. Anche i cattolici stanno cambiando idea su Massimo, e con Marini lui costituirebbe una coppia solida per il futuro del partito. D’Alema, ha avuto l’umiltà di riposizionarsi, di tenere a bada i propri eccessi di temperamento e di capire che straparlare, come fanno in molti nel Pd, semplicemente non serve a nulla”. “E’ vero – aggiunge il senatore rutelliano Renzo Lusetti – vedere D’Alema segretario del Pd è un tabù che non c’è più, ma secondo me lui ora non ci sta affatto pensando”.